Rosso Istanbul

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Rosso Istanbul

Ferzan Ozpetek

Recensore : Nica Vergara

Ferzan Ozpetek, regista turco vive a Roma ormai da anni.
Il racconto comincia con la partenza di Ozpetek per Istanbul, deciso a ripartire per un breve tempo per la città in cui è nato ed ha trascorso i primi diciassette anni della sua vita.Il ritorno nella sua amata terra d’origine, riaccende nel suo animo i più svariati ricordi; gli stessi ricordi che affiorerebbero a chiunque vive in un luogo e poi lo lascia o per scelta o per costrizione.
Nei suoi ricordi; la madre sempre bella ed ordinata, il padre scomparso di casa per ben dieci anni, Diamante, le amiche della madre, sua nonna. L’emozione nel vedere un film al cinema per la prima volta, il ricordo dei primi baci; desiderati e rubati, del primo volo di un aquilone in compagnia di Zia Berta: “Un uomo che non riesce a far volare un aquilone, non riesce a far felice una donna.” Il profumo dell’estate, la stazione di Haydarpasa; un capolavoro di architettura che si specchia nel Mar di Marmora. Yusuf; il suo primo amore, i pomeriggi in barca abbracciati, la Baia di Kalamis, l’immagine nitida del suo sguardo azzurro e limpido, il ricordo ed il rimorso di un amore proibito e negato dai pregiudizi della società e particolarmente di suo padre.
Istanbul, la sua adorata città gli regala un “piccolo” imprevisto. Da un lato il protagonista freme dalla voglia di ripartire, dall’ altra c’è qualcosa che lo invita a restare. Ecco che Ozpetek incontra Anna per la seconda volta nel suo racconto; la prima sullo stesso aereo dell’andata per la città e la seconda alla festa dei Sokak.
Il racconto fa alternanza con la storia di entrambi, quella di Ozpetek raccontata in prima persona e quella di Anna in terza, questa alternanza spinge il lettore a tuffarsi in una lettera breve e leggera da compiersi in poche ore.
Anna dunque, è una giovane donna; schematica, precisa, elegante, semplice, dinamica, determinata, ambiziosa, sognatrice. “Impara dai fiori” le insegnava suo nonno. “Impara dai fiori ad essere paziente, ad aspettare. Perché i fiori lo sanno, che dopo un gelido inverno arriva la primavera. Bisogna solo avere pazienza, credere nelle proprie forze." Anna, cresce apparentemente forte ma dentro ha un animo fragile. Una donna proiettata verso il futuro anche quando aveva vent’anni quando a quell’età non desiderava avventure ma legami stabili. Una donna che ha desiderato e conquistato la sua vita; una vita sicura, senza deviazioni, senza incertezze.
Un personaggio che ho adorato sin dalle prime descrizioni forse perché ci somigliamo tanto. Una donna che mi ha sorpresa particolarmente nella seconda parte del racconto, quando “cade” ma si “rialza” con convinzione. Anna, è in viaggio con suo marito del quale è innamorata ed una coppia di loro colleghi.
Ozpetek da buon regista, adora “rubare” un pezzetto di vita dagli sconosciuti e raccontarla. I due si incontrano nuovamente nelle ultime pagine del racconto, le loro storie si intrecciano non a caso ma per fare spazio ad un grande messaggio: “E quando trovi il coraggio di raccontarla la tua storia, tutto cambia. Perché nel momento stesso in cui la vita si fa racconto, il buio si fa luce , ti indica una strada. E adesso lo sai, il posto caldo, il posto al sud sei tu.”
E’ un romanzo focalizzato molto sul simbolismo visivo, sui colori, il rosso ed il blu “ che paiono riuscire a fondersi solo in certi tramonti sul Bosforo”, non a caso l’autore di mestiere fa il regista. E’ proprio il rosso il filo conduttore; il rosso dell’amore, della rivoluzione giovanile in piazza ma anche il rosso del cuore e della rivoluzione interiore. Istanbul, città d’arte e d’avanguardia fa da sfondo a un’inno all’amore che si rispecchia fedelmente in questo romanzo. L’ amore nel suo significato più ampio; l’ amore verso qualcuno e verso una città. Lo stesso amore che Ozpetek racconta in tutti i suoi film :” non dimentichiamo mai le persone che abbiamo amato, perché rimangono sempre con noi; qualcosa le lega a noi in modo indissolubile anche se non ci sono più. Ho imparato che ci sono amori impossibili, amori incompiuti, amori che potevano essere e che non sono stati. Ho imparato che è meglio una scia bruciante, anche se lascia una cicatrice: meglio l’incendio che un cuore d’inverno. Ho imparato, e in questo ha ragione mia madre, che è possibile amare due persone contemporaneamente. A volte succede: ed è inutile resistere, negare o combattere. Ho imparato che l’amore non è solo sesso: è molto, molto di più. Ho imparato che l’amore non sa né leggere né scrivere. Che nei sentimenti siamo guidati da leggi misteriose, forse il destino o forse un miraggio, comunque qualcosa di imperscrutabile e inspiegabile. Perché, in fondo, non esiste mai un motivo per cui ti innamori. Succede e basta. E’ un entrare nel mistero: bisogna superare il confine, varcare la soglia. E cercare di rimanerci, in questo mistero, il più a lungo possibile."
Consiglio questo libro a tutti quelli dall’animo insofferente, a coloro che dentro di sé hanno una vera e propria rivoluzione, a coloro che si sentono persi e pensano di ritrovare la “bussola” scappando: “Perché a volte non serve partire, fuggire. Il vero altrove spesso è dove già siamo e possiamo trovarlo solo se abbiamo la forza di affrontarlo. Muoversi da fermi accettando la realtà. E solo così cambiarla. Muoversi da fermi e fare le valigie per il mondo. Un passo dopo l’altro.” Un romanzo, a parer mio indubbiamente contemporaneo, contro l’odio ed i pregiudizi e purtroppo attuale soprattutto per il tragico scenario “rosso” che sta investendo la Turchia. Un inno quindi anche alla dolcezza, alla leggerezza, al potere dei ricordi, all’hüzün; quel sentimento a metà tra la tristezza e la nostalgia. E’ inoltre un invito a raccontare la propria storia a qualcuno, proprio come fa Anna: “Perché quando racconti la tua storia, il buio si fa luce e la luce ti indica la strada.”
Per gli appassionati dei viaggi e dell’amore, attendiamo ansiosi l’uscita del film nelle sale dal 2 Marzo…