La paranza dei bambini

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La paranza dei bambini

Roberto Saviano

Recensore : Francesco Belcuore

Sapreste distinguere il labile momento in cui il mondo che vi circonda passa da pura realtà a mera finzione?

Questo è ciò che caratterizza la Napoli de “La paranza dei bambini” di Roberto Saviano.

Tutto si svolge lungo la sottile linea che separa queste due realtà, il susseguirsi di eventi mai accaduti in luoghi che realmente esistono e che con questi eventi ci convivono ogni giorno.

Ognuno in vita sua è determinato a raggiungere un obbiettivo e quello di Nicolas è molto lontano dagli obbiettivi che un ragazzo di 16 anni si prefissa, con gli amici di sempre, quelli con cui condivide la stessa misera realtà, crea una paranza con ambizioni e regole dettate da film di Hollywood visti e rivisti.

La facilità di procurarsi enormi quantità di soldi, armi e la brama di potere, portano Nicolas faccia a faccia con l’altra realtà dei bei vicoli di Napoli, è determinato e caparbio ma possiede soprattutto uno spiccato senso del comando, che lo guida nelle sue decisioni permettendogli di affrontare senza timore qualche boss decaduto e uomini del sistema.

Gli amici verranno marchiati con il sangue pur di far parte di questo gioco, fedeli adepti che mettono a repentaglio la propria vita, combattendo e lottando contro tutto e tutti pur di venir fuori da quel nulla che li circonda e avere il loro posto tra la gente che conta.

Saviano riesce con maestria a raccontare quello spaccato di Napoli conosciuto da molti ma nascosto ai più, o meglio sono “i più” a fingere che questa realtà non esista ripudiando gli stessi quartieri dove tutto ciò accade, segnando marcatamente la loro differenza con questi luoghi e queste realtà.

Questa fusione così particolare è da attribuire quanto alla bravura di Saviano nel raccontare queste vicende, quanto allo sfondo di questo romanzo, la città di Napoli, tanto bella quanto reale, perché pur se queste vicende sono inventate, chi può dire che Nicolas non abbia mai amato Letizia, che i cinesi a Gianturco non vendano pistole usate in capannoni stipati di oggetti, che ragazzini adolescenti non spaccino droga o rapinino tabacchi e bar nei rioni Sanità e a Piazza Bellini.

In nessun momento mi è passato per la mente che le vicende descritte potessero essere inventate, forse perché vivendo Napoli mi immagino camminare a Mergellina con il “paranzino” di turno che mi chiede di accendere, tutto normale se non che quel ragazzo due ore prima rapinava un negozio. Due realtà che cozzano duramente tra di loro ma che convivono e per me la bellezza di questo romanzo è racchiusa tutta qui, nel racconto di una storia inventata ma realmente accaduta.