Un manichino elegante

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Un manichino elegante

Eleonora Santamaria

Recensore : Federica Biffi

Una storia, un attimo, uno scorcio di tempo, un dettaglio. Una raccolta di narrazioni incentrate su un particolare, una persona, un gesto, uno stato d’animo, un modo di essere. Eleonora Santamaria parla di Jacques, come se raccontasse attraverso i suoi occhi un mondo a metà tra la cruda realtà e il surreale. Jacques è un uomo vecchio, che vaga per il paese con il suo passo lento e cadenzato, che si ferma ad osservare il dettaglio che tutti troverebbero, forse, banale o di poca importanza, ma che invece non lo è. Quel dettaglio che, al contrario, dice molto di una persona o di una situazione, e che decide di scrivere su un foglietto e conservare nella scarpa della sua gamba più corta. Come a volersi riempire, come a voler tornare al proprio equilibrio. Si porta appresso, in questo modo, istantanee di un attimo che sfugge nello stesso momento in cui sta avvenendo: la precisione di un uomo che si aggiusta la cravatta, il respiro e l’affanno di una ragazza che stringe i pugni sullo stomaco, il degrado di un uomo appeso allo scivolo nel “parco dei drogati”, la saggezza di Sophie, i sorsi frementi di una birra (rossa) come una donna. Momenti chiamati da lui “amori”, destinati ad essere tracciati e ripiegati in un biglietto e incisi nella sua memoria. Una memoria che oltrepassa i limiti di spazio e tempo, che trascende il concetto di “per sempre”. Una memoria che viene incarnata dal protagonista.


L’autrice inizia raccontando tutti questi episodi racchiusi nella sua mente, per arrivare a metà e svelarci il punto dal quale è partito tutto: la decisione di lasciare la propria ventiquattrore da lavoratore d’ufficio ai piedi di un manichino elegante, forse un simbolo della società attuale, di fronte al quale Jacques decide di non cedere, prendendo con sé solo alcuni foglietti. Forse per non adattarsi ad una realtà che porta inesorabilmente alla staticità e a spegnersi lentamente.


Un libro per i disillusi e per chi è un po’ rotto dentro, che fa amare le imperfezioni e ciò che è segnato e fa capire che la bellezza deriva anche dalle rovine. Una sorta di memoir, un flusso di coscienza di pensieri diretti e taglienti che sembrano rivoltarsi tra le righe e che spingono il lettore ad addentrarsi sempre di più in un cosmo che scardina ogni luogo comune, posizionandolo faccia a faccia con la verità. L’inizio con un racconto di un amore surreale tra Crono e Mneride, e una fine violenta, un gelo che cala prepotentemente sulla vita di un uomo qualsiasi, in un momento qualsiasi. Perché, come sostiene il protagonista, “la fine non si sceglie” ma tutto quello che si è amato non si perde mai, nel tempo e nello spazio, al di là di ogni confine.