Castelli di rabbia

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Castelli di rabbia

Alessandro Baricco

Recensore : Antonio Canale

Dopo l’esperienza enigmatica con "Oceano Mare" era d’obbligo provare a leggere un altro libro di Alessandro Baricco per capirne a pieno stile di scrittura e pensiero. La scelta è caduta immediatamente su "Castelli di Rabbia", romanzo d’esordio dello scrittore torinese pubblicato nel 1991, per partire così dal principio di quello che è stato ed è oggi il mito di Baricco.

 

Il filone è identico a quello che poi sarà una costante nei successivi romanzi: storie apparentemente sconnesse, spezzoni di vita dei personaggi senza un vero ordine cronologico con significati costantemente avvolti nel mistero.


Il signor Rail con la sua vetreria, i viaggi senza meta, l’amore verso Jun, la fissazione per la locomotiva Elizabeth e suo figlio Mormy sbucato dal nulla rappresentano alla perfezione quello che Baricco è oggi nel mondo della letteratura. L’amicizia tra Pekisch, direttore di un’orchestra "speciale", e Pehnt, che attende che la giacca gli vada a pennello per realizzare il proprio destino, completamente estranei agli altri personaggi rendono bene l'idea di come lo scrittore voglia appositamente dividere le storie dei vari protagonisti per dare l'opportunità ad ognuno di lasciare il proprio messaggio.
Il tutto raccontato e vissuto nella fantomatica città di Quinnipak, teatro divino, dove Baricco racchiude il suo primo mondo.


Nonostante i romanzi superino difficilmente le duecentocinquanta pagine, leggere questo o altri libri di Baricco può rivelarsi un’impresa ardua che può impegnare anche diversi mesi. Lo stile di scrittura è marcato: Baricco sa scrivere e lo vuole far sapere al mondo. Ciò è sicuramente apprezzato da un pubblico "letterario" e amante del genere ma rende difficile il compito del lettore medio, il quale è pressochè costretto a concentrarsi sulla lettura, e questo non per perdere il nocciolo della questione, ma per non divagare con la mente dato che può avere la concezione che ciò che sta leggendo possa essere, effettivamente, senza senso.

 

Un "senza voto" per questo romanzo quindi, perchè se uno non ci capisce granchè non è che può bocciarlo un libro.
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