Un lungo cammino per ritornare a casa

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Un lungo cammino per ritornare a casa

Giacomo Meingati

Recensore : Dario Cerbone

Già dal titolo, “Un lungo cammino per tornare a casa”, si restituisce l’idea di un viaggio, di un percorso di formazione che ha, per obiettivo finale, il raggiungimento di uno stato in cui si ha piena consapevolezza di sé… Guardare al passato, tirare le somme della vita appena vissuta e giudicare quanto siamo stati fedeli allo “Spirito” che ci ha accompagnato e ci ha forgiato in questo nostro viaggio.

Jacopo Manente ce lo racconta in prima persona, scrivendo un libro più intimo, con parole mai usate nei suoi tanti altri libri scritti da o su lui; si concede alla carta  - nel momento dei suoi “ultimi giorni” - partendo dal principio: la sua nascita.

Jacopo nasce e muore accompagnato costantemente da un senso di malinconia: da bambino prende forma nella “solitudine”, nell’età adolescenziale e nell’età matura è un profondo senso di inquietudine a muoverlo, indirizzandolo, però, anche verso il proprio sentiero: la musica.

 

Jacopo, infatti, intraprende questo lungo cammino di maturazione come Dante fece ne “La Divina Commedia”. Se per Dante il progredire (e la crescita) era scandito dal suo procede nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso, per Jacopo vale lo stesso. Le tappe di questo suo progredire sono scandite dall’età e dalle esperienze di vita. Negli anni del liceo (“Terra di mezzo”) trova l’opposizione (involontaria) della famiglia e della scuola i quali  cercano di “imbrigliarlo” entro dei margini prefissati, “un modo giusto d’essere”, piuttosto che indirizzarlo nella ricerca della sua vera essenza;  inizia le prime esperienze musicali, trova le prime amicizie che poi svaniranno, l’amore di Angelica…

 

L’amore di Angelica (il nome non è affatto una scelta casuale) gli permetterà di progredire nel suo viaggio: lo rinnoverà, lo purificherà e sarà quindi pronto per “salire alle stelle”.

Però, se per Dante significava l’abbandono del Purgatorio e l’ascesa al Paradiso, per Jacopo inizia proprio la fase più dura, quella della maturità, contraddistinta da una scelta solo in apparenza azzardata. Perché solo in apparenza? Ma perché è stata dettata dal cuore.

Col rosario di sua madre al collo – gesto simbolico che indica il volere di Dio - ha inizio il Purgatorio di Jacopo. In questo caso, con “Purgatorio” non si intende un luogo dove espiare i propri peccati, piuttosto una fase della vita dove l’inquietudine di Jacopo lascerà posto alla sua vocazione, alle prime vere certezze sul suo essere.

 

Come nella fase della “Terra di mezzo”, ancora una volta Angelica – l’amore -  sarà determinante, non solo per il completamento di questo stadio, ma soprattutto per favorire l’accesso al gradino massimo, la tappa finale di questo viaggio lungo 30 anni, che consentirà a Jacopo la piena realizzazione del suo itinerarium mentis in Deum.

Proprio così, perché, in quella che è la parte più bella del libro,  Dio finalmente viene abbracciato da Jacopo in ogni sua forma e manifestazione. Inoltre, ad esso si associa il concetto di amore, inteso in senso Dantesco:  quell’ “l’amor che move il sole e l’altre stelle”; l’amore che lo spinge a  seguire Angelica nella sua missione umanitaria in Africa e l’amore verso tutte le persone presenti su quel territorio che hanno come unica ricchezza il proprio Dio.

 

Giacomo Meingati confeziona tutto questo e molto altro in 128 pagine, sicuramente non prive di difetti (alle volte è troppo didattico), ma questi ultimi passano in second’ordine rispetto allo sforzo tangibile di consegnare qualcosa al lettore…Un qualcosa che ogni lettore ricaverà da sé, e in questo intento il libro riesce a suscitare una riflessione che duri ben oltre il termine della lettura.

Infine vorrei chiudere riportando il mio appello che è al tempo stesso di critica e di speranza: critica per aver dedicato solamente poche pagine alle sue esperienze vissute in Africa; di speranza perché gli auguro di dare il giusto spazio alle sue esperienze umanitarie, magari con un secondo libro con protagonista Giacomo Meingati.