L’ amore è una cosa meravigliosa

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L’ amore è una cosa meravigliosa

Han Suyin

Recensore : Ambra Bruni

Ho fatto un sogno meraviglioso, di vita, di amore e di morte, di risate e lacrime, di bene e male. E tutte queste cose sono uguali sotto il cielo che uniforma ogni cosa.
Un sogno meraviglioso, la mia Cosa dal molteplice splendore."

Han Suyin, in questo suo romanzo fortemente autobiografico, ci parla di una storia d’amore, fantastica e struggente al contempo, che molto probabilmente, in un contesto storico differente non avrebbe trovato terreno fertile per svilupparsi.
Un amore quello tra lei, medico euroasiatico, ed il reporter inglese Mark Elliott (nella realtà Ian Morris), ambientato nell’ Asia del dopoguerra della prima metà del ’900.

La prima volta che Ian ed Han si incontrarono, egli le disse una frase che racchiude in sè l’intera essenza del romanzo:
<< L’ Oriente e l’Occidente si incontrano a fatica, non crede? Saranno sempre divisi: non è possibile essere orientali ed occidentali allo stesso tempo. Bisogna scegliere: o l’uno o l’altro.>>

Coerentemente con questo pensiero il loro amore dovette affrontare ogni sorta di ostacolo; da un lato la guerra tra le due Coree li separava fisicamente durante i lunghi periodi in cui la presenza di Mark era richiesta in loco in veste di inviato speciale; dall’altro li separava l’opinione pubblica sia cinese che inglese. Per i primi, infatti, era inconcepibile una commistione razziale tra cinesi e "diavoli stranieri"; per i secondi l’attrazione nei confronti di donne asiatiche da parte degli uomini "perbene" era giustificata come sola curiosità maschile che poteva avere come fine ultimo il puro sollazzo da parte degli uomini; era inconcepibile che potessero esserci in gioco sentimenti più profondi, data la superiorità etico-intellettuale che gli anglo-americani attribuivano alle loro genti.

E’ un romanzo, questo, che ci fa riflettere su quanto sia difficile far collimare due mondi molto diversi tra loro, e la cronaca attuale ce ne dà tristemente conferma.
A quasi 60 anni dalla pubblicazione di " A many splendoured thing" nulla è cambiato.
Siamo ancora qui a chiederci quando si arriverà ad una convivenza pacifica tra Oriente ed Occidente; e nel frattempo l’uno prosegue imperterrito nel suo intento di "liberazione" e l’altro, di rimando, risponde a tutto ciò perpetuando stragi alle quali i primi pretendono di fare giustizia spargendo altro sangue; tutto ciò in un macabro déjà vu senza fine.
Leggendo questo romanzo nel bel mezzo degli attentati di Orlando, Dacca e Nizza è inevitabile, per me, soffermarmi sul concetto del pregiudizio razziale a scapito dell’amore romantico. Consiglio, infatti, la lettura di questa opera stupenda, non tanto per la storia d’amore in sè, quanto per diffondere il messaggio dell’amore visto, non come sentimento da custodire gelosamente e riservare a pochi fortunati, bensì come valore universale da trasmettere alle nuove generazioni.

E’ infatti impensabile, a parer mio, credere di riuscire ad abbattere dei muri sociali, gettando bombe.

A tal proposito mi vengono in mente le parole di Tiziano Terzani:
<< i terroristi non si eliminano uccidendo i terroristi e chiudendo le basi terroriste, ma eliminando le ragioni che danno origine al terrorismo.>>

e questo è possibile solo perseguendo ideali di amore e rispetto.

 

Han Suyin, come ci ricorda Renata Pisu nella sua postfazione, probabilmente verrà ricordata solo per aver scritto questo romanzo, nonostante abbia trascorso tutta la sua vita alla promulgazione del messaggio dell’unione tra Oriente ed Occidente. Proprio perchè per metà europea e per l’altra asiatica, sentiva crescere in lei il desiderio di vedere, un giorno, il mondo unificato; la sua missione era costruire ponti, mentre tutti attorno a lei continuavano ad erigere muri.
Vi lascio con la speranza che un giorno, i nostri nipoti possano vivere in un mondo culturalmente ed emotivamente unificato...di cui essere cittadini...in cui sentirsi al sicuro.